LA PSICOLOGIA: PER COMPRENDERE L'ANIMO UMANO NEI SUOI MOLTEPLICI ASPETTI...... RICEVE PER APPUNTAMENTO: CELL. +393471847198 C/O HEALTH CENTER S.R.L. COSENZA VIA DEGLI ALIMENA N.6 C/O LA CULLA DEL BENESSERE CASTROVILLARI (Cs) C/O STUDIO ASSOCIATO DI CONSULENZA PEDAGOGICA, VIA CEFFATO N.127 EBOLI (Sa) ROMA VIA SEBINO N.11
Visualizzazione post con etichetta Cristian Chiappetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cristian Chiappetta. Mostra tutti i post
giovedì 17 marzo 2016
COUNSELING PSICOLOGICO ONLINE
Etichette:
Counseling,
Cristian Chiappetta,
HealthCenter,
Online,
psicologico,
Psicologo,
Psicoterapeuta,
Psicoterapia
Ubicazione:
Health Center Cosenza CS, Italia
martedì 26 gennaio 2016
OBESITÀ: ASPETTl PSIC0L0GICI
L'obesità può essere considerata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, tra le quali una predisposizione genetica, i fattori ambientali, lo stile di vita, fattori psicologici e socio-culturali. I fattori genetici hanno un ruolo importante nel determinare l'obesità. Anche l'ambiente in cui viviamo può favorire l'aumento di peso; ad esempio, un bambino obeso, se vive in una famiglia con adulti obesi, avrà molte più probabilità di diventare un adulto obeso. È importante avere un corretto stile di vita per controllare il proprio peso, cioè fare attenzione a cosa si mangia, e praticare attività fisica giornaliera e costante. La fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l'organismo si è nutrito a sufficienza. In alcuni casi, tali processi vengono alterati da comportamenti alimentari irregolari che inevitabilmente sfociano nell'obesità. Associati all'obesità, ci possono essere sintomi psicopatologici quali: ansia, depressione, scarsa autostima, insoddisfazione corporea, relazioni interpersonali problematiche, difficoltà nel gestire le emozioni. In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l'obesità si presenta come un quadro estremamente complesso. Esiste una classificazione che tiene conto sia del comportamento alimentare sia dell'assetto cognitivo ed emotivo, da cui si possono individuare tre principali tipologie di soggetti obesi: gli "iperfagici prandiali"; che assumono grandi quantità di cibo, prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall'aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all'assunzione degli alimenti stessi. Tra gli iperfagici prandiali si possono distinguere due categorie: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità. I "grignotteurs" o mangiucchiatori, ingeriscono piccole quantita di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l'iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari. In ultimo, il "binge eating disorder" o disturbo da alimentazione incontrollata; è una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche, accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell'umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall'introduzione di una grande quantità di cibo, superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili. Questi soggetti, tendono ad avere un'obesità di grado elevato. Sono necessari, a mio avviso, un'adeguata educazione alimentare e un approccio psicoterapico mirato, per diminuire il grado d'ansia generato dal "punto di fissazione" cioè, il cibo. La psicoterapia dinamica correlata alla bioenergetica, che si occupa principalmente dell'integrazione tra mente e corpo, offre degli ottimi risultati per l'eliminazione dei blocchi emotivi e di conseguenza quelli corporei.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da Health Magazine-Rivista Medico-Scientifica di Salute e Nutrizione, Gennaio 2016)
venerdì 17 aprile 2015
Lo Psicodramma in Psicoterapia
La denominazione di “Psicodramma” è riconducibile a Moreno, medico e filosofo nato a Bucarest nel 1889. Si formò, professionalmente e culturalmente tra Vienna e gli Stati Uniti, dove in quest’ultima elaborò le sue principali scoperte, tra cui lo “Psicodramma”. La tecnica Psicodrammatica, veniva anche chiamata “teatro della spontaneità”; in cui gli attori, abbandonavano quegli elementi tradizionali, quali il copione, la rigida distinzione dei ruoli e la professionalità dell’attore, che secondo Moreno rischiavano di inibire le potenzialità creative e di alterare il normale flusso emotivo. Moreno, individuò nello Psicodramma cinque principali componenti: il Palcoscenico, il Paziente, il Regista (o conduttore), gli assistenti terapeutici o Io ausiliari e il pubblico. Nello psicodramma classico, il paziente, diviene il protagonista, portando sulla scena la propria difficoltà esistenziale e il regista, cioè il terapeuta, ha il compito di facilitare il “riscaldamento” dei presenti, scegliere la scena da rappresentare e dirigerla utilizzando le varie tecniche a sua disposizione. Il regista ha il compito di far iniziare la seduta e di predisporre le persone affinché sorgano atti e discorsi spontanei. La tecnica psicodrammatica, oggi, viene utilizzata nei gruppi di “teatro-terapia” o gruppi di psicoterapia; mentre poco utilizzata nella psicoterapia individuale, poiché il terapeuta deve ricoprire il ruolo di conduttore, di attore e fungere da Io ausiliario. Credo che la tecnica psicodrammatica sia molto utile nella terapia individuale, in quanto il paziente attraverso l’alleanza terapeutica, che crea il rapporto empatico, riesce a far emergere i propri stati emotivi. Ho potuto constatare che, attraverso la tecnica di Moreno si possono affievolire diverse ferite dell’anima; infatti, chi non ha elaborato un lutto o più lutti ha la possibilità di tirar fuori sentimenti di rabbia causati dall’abbandono. Nei soggetti che vivono una forte depressione, può risultare efficace per rielaborare dei momenti di vita dolorosi e riemergere dagli abissi. Lo psicodramma di Moreno è una tecnica terapeutica che, a mio avviso, offre dei risultati eccellenti più nella terapia individuale che nella terapia di gruppo, in quanto, se non si crea un coinvolgimento emotivo o esistono fonti di disturbo all’interno del gruppo, tutta l’azione terapeutica viene alterata; infatti è consigliabile condurre un gruppo di massimo sei persone. Per questo motivo, i gruppi di terapia che utilizzano lo psicodramma scelgono il teatro e non un luogo comune, per dare la possibilità ai pazienti di vivere le proprie emozioni e non di recitare una parte.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia Marzo 2015)
Etichette:
Cristian Chiappetta,
Health Center Cosenza,
Psicodramma,
Psicoterapia
martedì 31 marzo 2015
Pensieri e Poesie: L'ultima Medusa
Si nasconde tra le ombre l'ultima medusa... ferita da una lancia che chiamava amore... vaga negli abissi del mare profondo... e come una conchiglia si posa sul fondale...ricordando il passato e rifugiandosi dal presente con il timore che una rete qualsiasi possa portarla in superficie. Ora sei libera senza libertà mia dolce medusa di un tempo andato...quando il tuo sorriso veniva alimentato dall'amore racchiuso dentro un abbraccio...dal profumo dei capelli e dai baci con le labbra al sapore di caffè...nel legame eterno di un anello di metallo trovato su una spiaggia colma d'amore. Ma l'amore è un'onda altissima che travolge le anime fino a modellarne l'originaria essenza...che trascina via fino a slegare le mani e ad un tratto si rimane a vacillare nel buio... senza ne occhi ne orecchie e ne voce. O mia medusa tu continua a vivere nell'amore che cercavi...io continuerò a camminare cieco e sordo nei campi di grano con il vento che accarezza il mio viso e il sole che riscalda la mia anima...nell'attesa che una mano gentile mi prenda con sè e mi dica...adesso sei a casa...
Cristian Chiappetta
Etichette:
Cristian Chiappetta,
Pensieri e Poesie,
Ultima Medusa
mercoledì 4 febbraio 2015
LA BALBUZIE: CAUSE E ASPETTI PSICOLOGICI
Per comprendere la natura della balbuzie, credo sia necessario discostarsi da quelle teorie fisiologiche che per molti anni hanno classificato questo disturbo come un laringospasmo a livello delle corde vocali, impedendo il normale flusso della corrente aerea. In ambito terapeutico, questo disturbo del linguaggio viene distinto tra balbuzie primaria e balbuzie secondaria; la primaria, riguarda quasi tutti i bambini dal terzo o quarto anno d'età e viene considerata inconscia, in quanto, non viene avvertita dal soggetto come disturbo; la secondaria, è vissuta dal soggetto consapevolmente non solo sul piano fonico ma soprattutto su quello psichico. Attraverso la mia formazione in ambito psicoterapeutico, ho avuto modo, nella città di Roma e ora nell'interland cosentino di seguire diversi pazienti con questo tipo di disturbo e, posso affermare che le cause sono diverse e variano in base a innumerevoli fattori. Generalmente, chi soffre di questo disturbo fonetico, di base, vive in un perenne stato ansiogeno che crea un blocco emotivo e conduce il soggetto ad aver timore di esprimere ciò che sta pensando. La paura di parlare e quindi di sbagliare, è la prima strada che si percorre in psicoterapia; cioè capire insieme al paziente quali sono stati i fattori psico-socio-ambientali e familiari ad indurlo al blocco emotivo e fonetico. Nella maggior parte dei casi, ho riscontrato, tre cause scatenanti: la mancanza di comunicazione con le figure genitoriali, l'iperprotezione genitoriale e la continua correzione del linguaggio; chiaramente le tre cause si riferiscono ad una fascia d'età compresa tra i 3 e i 18 anni. Nel primo caso, la scarsa comunicazione o in alcuni casi l'assenza di comunicazione genera rabbia, che il soggetto somatizza in alcuni distretti corporei; infatti molti pazienti presentano tic nervosi, in prevalenza, nella zona oculare. L'iperprotezione, tende a rendere il soggetto insicuro e a generare stati d'ansia che con il tempo si cronicizzano, fino a creare crisi d'ansia e attacchi di panico. La correzione del linguaggio è una pratica molto diffusa; infatti, fin dai primi anni di vita del bambino, si tende a correggere le parole pronunciate ripetendo che è "sbagliato dire così". Tutto ciò, crea una disfunzione dei processi cognitivi e una disorganizzazione del linguaggio fluido. Quando il soggetto balbuziente intraprende una psicoterapia, è importante far comprendere ai genitori o chi per loro, quali sono gli atteggiamenti da utilizzare per l'intero ciclo della terapia; mentre, il paziente dovrà lavorare su i propri blocchi emotivi e corporei attraverso degli esercizi strutturati, in concomitanza a degli esercizi di vocalizzazione.
Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia, Maggio 2014)
Etichette:
Balbuzie,
Cristian Chiappetta,
Linguaggio,
Psicologia,
Psicoterapia
giovedì 29 gennaio 2015
UNA NUOVA VISIONE DI MEDIAZIONE FAMILIARE
La definizione di “crisi” all’interno del gruppo familiare è un concetto comunemente acquisito e una questione che richiama l'attenzione sui cambiamenti all’interno delle relazioni e dei rapporti educativi. Attualmente, la famiglia dà una immagine di sé di debolezza, precarietà e discontinuità che conduce, a volte, a delle vere e proprie "emergenze" all’interno del nucleo educativo e che hanno come risultato un graduale disorientamento e disgregazione dei membri del gruppo familiare. Gli incrementi più consistenti di episodi di separazione e divorzio si sono osservati proprio nel Mezzogiorno, dove i valori sono più che raddoppiati negli utimi dieci anni (ad esempio, si è passati da 70,1 a 221,5 per 1.000 matrimoni in Campania e da 78 a 239,7 in Sicilia – fonte Istat), inoltre, le coppie che risiedono nel Mezzogiorno ricorrono al rito giudiziale più frequentemente di quelle residenti nel Centro-nord (19,9% contro 13,2% per le separazioni e 45,5% contro 26,1% per i divorzi – fonte Istat).
Da tale riflessione, nasce il servizio di Mediazione Familiare all’interno del Centro Biomedico “Health Center” di Cosenza, come intervento multidisciplinare rivolto alle coppie che ne facciano richiesta e finalizzato al supporto delle relazioni familiari in presenza di separazione e/o di divorzio. L’obiettivo principale è la tutela della responsabilità genitoriale e individuale nei confronti dei figli, in special modo se minori, attuata attraverso un attento percorso che prevede l’intervento di professionisti nelle seguenti aree: psicologica (con la compresenza di due terapeuti di sesso maschile e femminile), pedagogica, sociale, giuridica e medica. L’obiettivo del servizio si pone come “revisione” del concetto di conflitto attuando un rafforzamento sui punti di forza della coppia, lavorando sul concetto base per cui: anche nel momento in cui la coppia moglie/marito viene meno, continua parallelamente a vivere quella madre/padre.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia, Dicembre 2014)
Etichette:
Cristian Chiappetta,
Familiare,
Health Center Cosenza,
Mediazione,
Psicologia,
Psicoterapia
mercoledì 28 gennaio 2015
Disturbo Ossessivo-Compulsivo
Lo stile di personalità Ossessivo-Compulsivo ha come caratteristica fondamentale un modo di pensare sé stessi in linea ad un sistema di regole in grado di fornire una propria percezione continuativa di stabilità personale.
Il perfezionismo è il tratto principale nelle personalità tendenti al disturbo ossessivo-compulsivo e rappresenta un tentativo di assicurare o ri-stabilire certezza riguardo il significato della propria esperienza personale. Nella sua forma patologica, conduce all'esecuzione di serie di ripetute azioni di controllo (che possono coinvolgere altre persone, cui viene chiesto di rassicurare il soggetto confermando le sue azioni), alla scrupolosità e accuratezza nell'esecuzione di azioni anche insignificanti, a un'attenzione esagerata a dettagli che potrebbero risultare insignificanti a un osservatore esterno. Nel cuore del perfezionismo si trova queste necessità di conformarsi a criteri certi che mantengano o ri-stabilizzino la stabilità personale. Da questo principio deriva il potere dei rituali di ridurre l'ansia, potere che consiste nell'eseguire atti mentali o comportamentali in accordo con una sequenza stabilita. È possibile distinguere tra disturbi strutturali di questa personalità, come la scrupolosità, l'accumulare compulsivo di oggetti (scarpe, vestiti, oggetti per la casa ecc.) o ancora rituali di controllo su oggetti (come verificare la corretta chiusura del gas, della porta di casa, delle finestre ecc.) o sulla propria persona (lavarsi di frequente le mani ecc.)
Dopo il perfezionismo, l'altro tratto essenziale che deve essere preso in considerazione quando si analizza la personalità ossessiva è l'indecisione: indecisione e dubbio riguardano il presente, dato che impediscono di prendere azioni e decisioni; ancora, sono anche connessi al al prevedere possibili conseguenze di atti più o meno volontari, predetti sulla base della condizione presente di indecisione – di una condizione, cioè, caratterizzata un'incapacità di distinguere cosa sia rilevante da cosa non lo sia. La meticolosità e la lentezza di un processo decisionale basato su una valutazione dei risultati più catastrofici che potrebbero accadere costituisce un tentativo di limitare il rischio di una conseguenza inaspettata, di cui l'effetto paradossale è l'incremento dell'indecisione del soggetto. Una predizione delle conseguenze negative porta, quindi, il soggetto a ottenere un risultato anticipato di una data scelta, dunque, creandolo proprio letteralmente che andrà ad affliggere il presente bloccando ogni iniziativa da parte del soggetto e soffocare la sua volontà.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia,Gennaio 2015)
Etichette:
Compulsivo,
Cristian Chiappetta,
Disturbo,
Ossessivo,
Psicologia,
Psicoterapia
venerdì 31 ottobre 2014
Testo di Francesca Porco: Il "Sangue Rosa" La strage delle donne-Pellegrini Editore
Un libro forte, deciso, coraggioso. “Il sangue rosa. La strage delle donne” della giornalista Francesca Porco è un libro che affonda la penna in un calderone incandescente e ribollente che ingoia vite di donne come fossero lapilli ed erutta lava vorace e divorante.Il femminicidio è un fuoco disumano e disumanizzante che brucia e devasta a livello sociale creando un forte rigurgito di barbarie.Il numero delle donne ammazzate in Italia è in aumento nonostante la legge anti-stalking. Solo nel 2013 sono state 177 le vite brutalmente spezzate. Il 2014 presenta dati in progress ma l’orrore resta uguale, immutato e immutabile con un corredo spiazzante di infanticidi. Nel mondo non va meglio. 125 milioni di bambine e donne hanno subito una forma di mutilazione genitale e ogni anno in India si verificano casi di infanticidio e aborto selettivo.Il sangue delle donne bagna la terra come un vergognoso rito ancestrale.Francesca Porco racconta nelle sue pagine questo dramma. Che è quello che ha coinvolto Fabiana Luzzi, uccisa e arsa viva a soli 16 anni dal suo fidanzatino, e le tante donne uccise senza alcuna pietà da partner o ex-partner, nel tentativo d’indagare, anche attraverso l’intervento di esperti quali criminologi, psicologi e autorità, sui fattori che spingono uomini, i quali si dichiarano innamorati, a compiere simili atrocità. “Il sangue rosa” è il sangue di donne innocenti impietosamente versato per colmare il vuoto di quegli uomini incapaci di accettare un rifiuto, dove l’escalation violenta è solo l’atto finale di un’odissea fatta di minacce, limitazioni, tormenti, violenze psicologiche e fisiche. Uomini di questo tipo sono incapaci d’amare. Il loro è un amore malato, una dipendenza, un’ossessione che genera possesso e distruzione.Ma esistono dei segnali in un rapporto di coppia che lasciano intuire l’esistenza di un pericolo. È allora che bisogna trovare quel coraggio, che appartiene da sempre alle donne, di reagire denunciando il proprio aggressore. È questo il più grande atto d’amore verso se stesse. Un’opportunità per credere ancora che esista qualcuno degno del nostro amore.
venerdì 25 ottobre 2013
UNA “MEDICINA FUNZIONALE”: CROMO-AROMA-MUSICO-TERAPIA
La Cromoterapia è una medicina antica che l’attuale civiltà occidentale ha riscoperto e che viene annoverata tra le cosiddette “medicine alternative”. In effetti antiche civiltà sfruttarono il significato dei colori e il loro effetto sui processi fisici e psichici dell’uomo in numerosi campi, da quello della medicina a quello dei riti religiosi, atti a curare il corpo e purificare l’anima. Nell’ Health Center, abbiamo abbinato i colori cromo terapici con l’Aroma Terapia e la Musicoterapia Recettiva.
In questo caso diventa una “Medicina Funzionale” ; in quanto l’insieme di questi tre processi, non invasivi, offrono al soggetto la possibilità di ritrovare un equilibrio positivo.
Un aspetto rilevante della Cromoterapia è l’uso dei colori che differiscono in relazione alla sintomatologia riferita dal paziente. Per esempio, il colore rosso; si associa con la circolazione sanguigna e con lo sviluppo cellulare. Scalda il corpo e stimola la produzione di sangue. Molto utile in caso di malinconia, depressione e disturbi dell’alimentazione; L'arancio ha un'azione risolvente delle funzioni organiche e mentali, mitigando le sensazioni di oppressione; Il Giallo ha un potere vivacizzante, ispirando e stimolando efficacemente le facoltà superiori e le capacità di ragionamento; Il verde e' il colore della natura, il colore delle forze equilibrate, il colore dell'evoluzione della mente e del corpo. Il verde favorisce l'armonia in quanto ha un'influenza calmante sul sistema nervoso; L’azzurro è calmante, sollecita interesse, scioglie la tensione, rende tolleranti e generosi; Il blu dona pace e tranquillità, rende più facile la comunicazione interpersonale, rilassante e invitante, ottimo per la meditazione e dona equilibrio; Il viola porta quiete di spirito, pace e amore, attenzione per gli altri e concentrazione.
L’Aroma Terapia può essere considerata un ramo della fitoterapia che usa gli oli essenziali, ossia le sostanze volatili e fortemente odoranti delle piante. L'aroma terapia, ad oggi, è una cura cosiddetta "alternativa" che prevede l'uso di oli essenziali che hanno proprietà antisettiche, antitossiche, cicatrizzanti, anti parassitarie, antireumatiche. E’ in grado di combattere lo stress e di mettere in armonia il corpo con la mente. Dopo gli studi condotti sulla relazione fra i profumi ed i sensi, è stato scientificamente provato che alcuni aromi hanno la potenzialità di influenzare l'umore e di favorire il benessere interiore.
Gli oli essenziali, a seconda delle loro potenzialità, esplicano il loro effetto attraverso tre diverse frequenze d'azione energetica:
ALTA : agiscono a livello spirituale ed eterico, con effetto stimolante, si tratta di oli dalla profumazione intensa che agiscono con un'azione rapida; sono oli dinamici, attivi, estroversi, che grazie alla loro vibrazione alta e fresca sono utili per la concentrazione ; sono oli estremamente volatili.
MEDIA: agiscono sul livello emozionale, sono oli essenziali intensi, sensuali e armonizzanti dall'aroma morbido e floreale; hanno un'azione a livello intermedio tra gli oli ad alta frequenza e quelli a bassa frequenza; sono mediamente volatili.
BASSA: agiscono a livello fisico e sono oli dall'azione rilassante, stabilizzante e balsamici con aroma caldo, dai profumi delicati; risultano poco volatili e la loro azione è prolungata nel tempo.
La musicoterapia recettiva consente di stabilire un contatto con una emotività intensa, corporea non ancora filtrata e trattata da una dimensione mentale. L’ascolto in musicoterapia può essere adoperato per rispondere a bisogni diversi, ed è indicato per persone che hanno bisogno di essere attivate o tranquillizzate fisicamente. La musica e i suoni sono accordati su 432 Hz e non su 440 Hz ; tutto ciò favorisce un equilibrio tra i due emisferi cerebrali.
Nell’ Health Center S.R.L. Centro Biomedico Nutrizionale offriamo la possibilità di usufruire della Cromo-Aroma-Musico-Terapia. E’ indicata per tutti i soggetti, che vivono momenti di stress intenso, correlato al lavoro o eventi di vita quotidiana. Risulta efficace per gli stati ansiogeni e stati depressivi; Per donne in gravidanza e post partum; Per soggetti che affrontano una dieta; In patologie come Anoressia e Bulimia; Ideale per soggetti cardiopatici, psoriasi, etc.
All’interno dell’Health Center è possibile richiedere dei pacchetti personalizzati per la Cromo-Aroma-Musico-Terapia o da abinare ad altri servizi correlati.
Health Center S.R.L. Centro Biomedico e Nutrizionale augura Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia-Dicembre 2012)
domenica 13 ottobre 2013
PSICOTERAPIA UMANISTICA E ANALISI BIOENERGETICA...Un connubio inscindibile
La psicologia umanistica nasce negli anni Settanta, negli Stati Uniti,
sotto l’influenza di quella corrente filosofica definita come
fenomenologico – esistenziale e, fa convergere in sé, il contributo di
autori di diversi orientamenti, sia filosofici che psicologici, che
contrari ad ogni forma di riduzionismo psicologico, si fanno interpreti
e porta voci della necessità di riportare al centro dell’indagine
psicologica la sfera della soggettività e dell’esperienza vissuta.
Tale psicologia che nasce come un movimento di pensiero all’interno
del quale potevano confluire scuole ed orientamenti terapeutici
diversi, intendeva reagire alle concezioni dell’uomo elaborate dalle
due precedenti rivoluzioni psicologiche: la psicoanalisi classica e il
comportamentismo positivistico. Gli psicologi umanistici erano
convinti che la concezione dell’uomo proposta da queste due correnti
di pensiero fosse frammentaria e riduzionista e non fornisse una
spiegazione convincente della realtà umana.
Il comportamentismo riduceva l’uomo ad una macchina animata
unicamente da meccanismi stimolo-risposta rispetto alle sollecitazioni
ambientali, collocandolo in una dimensione astorica e precostituita (il
setting sperimentale), trascurandone la dimensione soggettiva ed
interiore a favore di una sterile oggettività. La psicoanalisi freudiana,
invece, forniva una impostazione biologica dell’uomo, dominato da
forze pulsionali inconsce, talora distruttive, che lo plasmano. Un uomo
schiacciato dalla propria infanzia, condizionato da una natura che
andava incontro inevitabilmente al conflitto con le norme sociali e
destinato a sperimentare intoppi nel suo sviluppo.
In entrambe le scuole di pensiero, quindi, venivano trascurati gli
elementi fondamentali di una personalità sana e consapevole:
l’intenzionalità, la creatività, il libero arbitrio.
Gli psicologici umanisti, invece, per primi proposero una visione
dell’essere umano come “persona globale”, e “unica” nella sua
singolarità. Si tratta una visione sia olistica dell’uomo, in quanto
attribuisce pari valori alle componenti biologiche, psicologiche e
sociali, che ottimistica, in quanto, ne sottolinea le potenzialità
positive: non siamo solo de terministicamente condizionati dalla
nostra storia, ma piuttosto, sono le nostre motivazioni e le nostre
risorse a determinare cosa facciamo della nostra vita.
La psicologia umanistica sposta il focus dell’attenzione dall’uomo
malato all’uomo sano con un significativo ribaltamento nella
concezione di “salute “ e di “malattia”. Questi elementi, considerati
nel “qui ed ora” dell’esperienza dell’ individuo, rendono la Psicologia
Umanistica una vera e propria Psicologia della Salute, intesa come
sviluppo e accrescimento delle potenzialità della persona.
Cambia, ovviamente, anche la modalità di approccio alla problematica
umana, sia in termini di metodi che di obiettivi della ricerca
psicologica. Non si ricercano più i “perché” di un fenomeno ma si
cerca di comprenderlo nella sua interezza.
L’obiettivo diventa la comprensione del soggetto nella sua totalità
individuale: l’organismo è un agente attivo che entra in un complesso
sistema di relazioni con il mondo, per cui non si può comprenderne un
singolo comportamento se non si conosce la sua storia personale, le
sue aspirazioni, se non si colgono, cioè, la sua visione del mondo e la
sua “struttura esistenziale”.
Si tratta di una psicoterapia in cui la funzione del terapeuta è quella di
creare un’ atmosfera di empatia e di accettazione comprensiva, dove
trova spazio non tanto un’interpretazione ma una chiarificazione in cui
si lascia lavorare il “paziente” nel suo percorso di rivalutazione ed
espressione di sé . Lo psicoterapeuta
riconosce, così, nel paziente non solo un essere umano al quale
rapportarsi con rispetto ed empatia, ma anche una persona che può
essere per se stessa lo strumento migliore di esperienza e di crescita.
Lo psicoterapeuta, quindi, non è più l’“esperto” che svela
all’individuo in difficoltà i perché a lui sconosciuti della propria sofferenza (come nella psicoanalisi), o che lo addestra a pensare in
modo più efficace e ad emettere comportamenti più adeguati (come
nell’approccio cognitivo - comportamentista): è, invece, un
facilitatore, che, riconoscendo e valorizzando l’unicità dell’esperienza
umana, affianca la persona nel processo di evoluzione, promuovendo
in essa un processo autonomo di analisi e risoluzione del problema.
Nella mia formazione presso l’Istituto di Psicoterapia Psicoumanitas di Roma ho avuto modo di conoscere e imparare delle tecniche corporee che utilizzo con i miei pazienti e con cui ho ottenuto ottimi risultati; per spiegare cos’è l’Analisi Bioenergetica sento il bisogno di esternare due frasi dei miei docenti che rimarranno per sempre scolpite nella mia anima e nella mia mente: “Le parole sono spesso scuse per non sentire” Dott. Antonio Lo iacono; “Il corpo è il teatro delle emozioni”Dott.ssa Rossella Sonnino
Partendo dall’assunto che la persona umana può e deve essere studiata
nella sua interezza, il corpo ha cominciato ad essere protagonista in
psicoterapia grazie proprio alla psicologia umanistica che al suo
interno ha visto confluire la Bioenergetica di Lowen, la quale si fonda
sull’importante contributo di W. Reich. A lui si riconosce il merito di
aver ampliato ed esteso la tecnica analitica per includervi tutto ciò che
ha a che fare con l’espressione e le attività fisiche del paziente.
L’Analisi Bioenergetica cerca di comprendere la persona nella sua
corporeità attraverso l’espressione corporea e i processi energetici
connessi. Questi processi, cioè, la produzione di energia attraverso la
respirazione e il metabolismo e la scarica di energia nel movimento,
rappresentano le funzioni basilari della vita. È una forma di terapia
che associa il lavoro sul corpo con quella sulla mente.
Una tesi fondamentale della bioenergetica è che mente e corpo si
influenzano a vicenda: quello che succede nella mente si riflette sul
corpo e viceversa.
Noi “non abbiamo un corpo” ma “siamo il nostro
corpo”, espressione della nostra vitalità, del nostro passato, del nostro
presente e delle nostra esperienza personale e interpersonale, delle
nostre consapevolezze, dei nostri processi inconsci, dei nostri moti, e
delle nostre emozioni.
A differenza della maggior parte dei metodi precedenti che, avevano
focalizzato l’attenzione sulla mente, la bioenergetica cerca di capire la
personalità umana dal punto di vista del corpo.
L’analisi bioenergetica si avvale, pertanto, di tecniche specifiche e
sistematiche nel processo psicoterapeutico e che intervengono tanto
sul piano verbale quanto su quello corporeo, cercando di rafforzare il
contatto con la terra/realtà del corpo (grounding), intensificando la
vibrazione naturale del corpo e approfondendo la respirazione,
sviluppando una coscienza psicologica, ampliando le possibilità
espressive di movimento e di fluidità comunicativa.
In definitiva l’analisi bioenergetica è una tecnica che pone le sue
fondamenta proprio sull’importanza d’entrare in contatto con se stessi,
con il proprio vissuto corporeo e con le sue sensazioni ed emozioni.
Nell’Health Center S.R.L., utilizziamo questo tipo di approccio terapeutico; il soggetto all’interno della struttura trova un ambiente accogliente e confortevole, con un personale medico e paramedico altamente qualificato.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia-Novembre 2012)
LA DEPRESSIONE: NEL BAMBINO E NELL'ADULTO
Il disturbo depressivo nel bambino, più che percepito, viene agito ed espresso attraverso la "mimica" del volto, attraverso gesti e comportamenti; nello stile motorio, o con disturbi somatici, o della sfera scolastica e sociale. I sintomi espressi dal bambino piccolo (18-36 mesi) sono soprattutto sintomi somatici con anoressia, disturbo del sonno, episodi diarroici ed eczema; in situazioni di gravità si riscontra un ritardo di sviluppo psicomotorio ed un’incapacità di rispondere alle interazioni sociali.
In età prescolare sono più comuni le forme caratterizzate da sintomi ansiosi associati a labilità nel tono dell’umore o le forme di inibizione con pseudoinsufficienza mentale; i bambini non manifestano in genere sentimenti di tristezza in modo esplicito ma mostrano comportamenti caratterizzati da mancanza di allegria, instabilità, irritabilità, o disturbi somatici.
In età scolare (6-11 anni) i bambini riescono in parte a verbalizzare il proprio stato d’animo, che emerge in giochi, sogni, disegni (fantasie di morte, bassa autostima, sentimenti di perdita e di abbandono, sensi di colpa, sentimenti di non essere amato o di essere rifiutato dagli altri). Ancora controversa è la valutazione sulla possibile continuità tra la depressione del bambino e quella dell’adulto, infatti non è sicura la continuità (non tutti i bambini depressi diverranno adulti depressi), mentre è verificato che la maggior parte degli adulti che soffrono di depressione ricordano e descrivono sintomi depressivi anche nell’infanzia o in età adolescenziale.
La depressione nell’adulto può essere classificata attraverso tre livelli: “lieve”; nasconde facilmente a se stesso/a e agli altri la sua condizione psicologica e si affievolisce il desiderio di compiere delle azioni. Nella depressione “media” ; il soggetto ha una scarsa autostima, trascura il suo aspetto e presenta difficoltà nelle relazioni interpersonali. Infine, nella depressione “grave”; la persona non è più in grado di occuparsi di se stessa e trascorre tutto il giorno a letto. L’alimentazione e il sonno sono gravemente disturbati. La depressione può essere curata attraverso la psicoterapia, e in alcuni casi associata ad un trattamento farmacologico adeguato.
Di Cristian Chiappetta Psicologo-Psicoterapeuta
(Estratto da People Life Magazine di Cosenza e Provincia-Marzo 2013)
Etichette:
adulto,
bambino,
Cristian Chiappetta,
Depressione,
Psicologo,
Psicoterapeuta
Iscriviti a:
Post (Atom)









